The Mourning Crown I-Skinbound Cap 2 Parte 3

scritto da Marta De Nile
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Autore del testo Marta De Nile

Testo: The Mourning Crown I-Skinbound Cap 2 Parte 3
di Marta De Nile


                                             CAPITOLO 2- «Altalene e Diplomazia» (Parte 3) 


Dopo che la strana donna che l'aveva scambiata per Leonie se ne fu andata, Lyssara proseguì l'esplorazione di quella che, viste le nuove informazioni, sembrava essere una semplice casa. Nessuna delle porte o delle finestre (come ad esempio quella posta vicino alla porta d'ingresso che illuminava il corridoio) aveva sbarre e le porte erano tutte aperte. Non coincideva con la teoria della cella o della prigione. Quindi, per quale motivo era stata portata via dalla sua camera se non per essere tenuta in ostaggio? La situazione diventava più bizzarra ogni secondo che passava. Persa nei suoi pensieri, si diresse verso la porta alla sua sinistra, percorrendo un piccolo tratto dell'angusto corridoio. La stanza in cui stava per entrare era di fronte alla sala che aveva analizzato prima dell'interruzione della donna. Aprì la porta con cautela, trovandosi davanti a un bagno persino più piccolo della cameracella in cui si era svegliata. Il pavimento era composto da piastrelle larghe e scure, color grigio grafite. Il muro invece, era bianco. La maggioranza delle pareti era liscia, tranne l'ultima che era composta da piastrelle rettangolari bianche. La doccia era semplice, fatta di vetro trasparente, con una grande maniglia posta sul primo pannello. A meno di due passi dalla doccia c'era un pratico lavandino dalla forma squadrata, dotato di due cassetti in legno. Il rubinetto era nero. Sopra il lavandino c'era un semplice specchio rettangolare privo di abbellimenti. Mentre passava davanti allo specchio per esaminarlo, Lyssara saltò in aria dallo sbigottimento. Che cosa era successo alla sua faccia? Si avvicinò alla superficie riflettente, stropicciandosi gli occhi e sperando di aver visto male. Purtroppo non era così. Le squame che da sempre ricoprivano il suo volto erano scomparse. La pelle era liscia e rosea, priva di qualsiasi segno particolare. Avvicinandosi si accorse che la sua pupilla non era più verticale, bensì rotonda e sorridendo si rese conto che non aveva più i suoi canini da serpente e nemmeno la sua lingua biforcuta. Fece un passo indietro, inorridita. I lineamenti erano rimasti gli stessi ed anche i colori. Gli occhi erano ancora nocciola e i capelli erano ancora mossi, color rossiccio-dorato. Tuttavia erano più corti anche se di pochi centimetri e tenuti peggio. Erano più secchi del solito e i boccoli naturali erano meno definiti e voluminosi. Inoltre si rese conto di essere più bassa di quasi venti centimetri. Come era possibile? Chi le aveva fatto questo? Il sangue le ribollì dalla rabbia. Strinse i pugni, allontanandosi alla svelta dalla stanza. L'ispezione del resto della casa poteva aspettare. Avrebbe cercato qualcosa di decente da indossare, qualcosa di diverso da quella orrenda tuta-maglione beige che per qualche motivo stava indossando. Si diresse con passo spedito verso la camera da cui era venuta, dritta verso il cassettone bianco. Come sospettava, i cassetti erano pieni di vestiti. Vestiti orribili, che persino una domestica si sarebbe rifiutata di indossare a Communia. Nessun vestito intero, solo pantaloni e maglioni di colori neutri, fatti di tessuto scadente. Uscì dunque dalla stanza lasciando i cassetti così com'erano. Girandosi verso sinistra, si rese conto che accanto alla stanza in cui si era svegliata ce n'era un'altra. Spalancò dunque la porta, entrando in fretta e furia. Una volta entrata, rimase stupita, per la prima volta in modo positivo. Uscire dalla stanza dove il grigio regnava ed entrare in quella in cui si trovava dava la sensazione di aver attraversato un portale interdimensionale. Le pareti erano color rosa bubblegum pieno e saturo, non pastello. Il pavimento era composto da mattonelle color rosa confetto chiaro. Il rosa non era fra i colori preferiti di Lyssara e la stanza era della stessa dimensione dell'altra.Tuttavia, guardandosi intorno e scordando per un momento ciò che era successo alla sua faccia, apprezzò l'originalità dei colori e del mobilio. Anche in questo caso il letto prendeva la maggior parte dello spazio ed era a due piazze. Era adornato da una coperta pelosa dello stesso colore dei muri e da tre cuscini quadrati. Quello nel mezzo era di un rosa sbiadito tendente al bianco, mentre i due ai lati avevano lo stesso colore di base ma erano abbelliti da eleganti ghirigori floreali neri. Dietro al letto c'era una specie di sipario trasparente, dello stesso colore delle pareti e della coperta. Alzando la testa, Lyssara vide il complesso lampadario appeso al soffitto. Nonostante fosse evidente che non fosse un accessorio di lusso, aveva classe. Era dello stesso rosa delle pareti e della coperta. Ai lati del letto c'erano due piccoli comodini bianchi. Su quello a destra c'era un rettangolo rosa con un disegno argentato: una mela con un angolo morso. Sul comodino a sinistra c'era una foto raffigurante una ragazza con lunghi capelli lisci biondo platino, una struttura facciale definita e invidiabile e un paio di occhi azzurri come il cielo. Accanto a lei c'era un ragazzo altrettanto bello, che emanava un'aria di lucente fascino. Anche lui aveva un viso abbastanza definito ed aveva capelli castano chiaro e occhi ambrati. Era parecchio più alto rispetto alla ragazza e sembravano felici. Davanti alla foto c'erano varie boccette di profumi di forma diversa. Sulla parete di fronte al letto c'era un grande armadio con la porta scorrevole, come c'era da aspettarsi, rosa. Decise dunque di aprirlo. Qualcosa le diceva che chiunque fosse la proprietaria (o il proprietario) di quella camera aveva molto più buon gusto rispetto a quello (o quella) della stanza accanto. Quando aprì l'anta scorrevole ne ebbe la conferma. I vestiti contenuti in quell'armadio non erano il suo stile ed erano comunque diversi da quelli che era abituata a vedere a Communia.Sebbene fossero fatti di materiale altrettanto scadente, avevano un tocco di stile che non poteva passare inosservato. Certo, erano troppo sgargianti, corti e scollati perché Lyssara li potesse indossare.Se non altro aveva trovato l'armadio di qualcuno che aveva del gusto estetico di un certo livello, a scapito dell'evidente povertà (nessuno di ceto medio o alto avrebbe accettato di vivere in quella casa), il che non era cosa da poco. Se non altro la persona che aveva decorato quella stanza non aveva la rassegnazione e la passività di quella che si era occupata dell'aspetto dell'altra. Scuotendo la testa, tornò a concentrarsi sui vestiti appesi nell'armadio. Doveva trovare qualcosa da indossare che fosse abbastanza in linea con il suo stile, alla svelta. Doveva uscire da quella casa e andare in cerca di risposte su quel posto. Doveva capire dove si trovava e a quale razza appartenesse la gente di quel posto,poiché non assomigliava a nessuna delle razze che Lyssara conosceva e anche se quelle risposte da sole non sarebbero bastate per capire cosa le fosse successo o cosa ci facesse lì, avere delle delucidazioni sarebbe comunque stato un inizio. 


Dopo aver passato in rassegna tutto l'armadio, scelse quattro capi e li tolse dalle grucce, appoggiandoli al letto. Aveva scelto quelli con colori meno saturi e vistosi e in qualche modo, più coprenti. Li avrebbe provati in ordine di preferenza, da quello che le piaceva meno a quello che le piaceva di più. Il primo, quello che la convinceva meno, era color ceruleo. Maniche lunghe, profonda scollatura a V, gonna arricciata lunga solo fino a inizio coscia. Guardandosi nello specchio a figura intera posto vicino alla finestra a sinistra del letto, aggrottò le sopracciglia. Quel vestito non faceva per lei. La taglia era simile. Malgrado ciò, sul suo corpo il vestito non era abbastanza aderente e il fatto che avesse un seno così piccolo non si sposava bene con la scollatura. Lo tolse, gettandolo a terra e lasciandolo davanti allo specchio. Il secondo vestito era color borgogna, senza scollatura. La struttura era molto simile: le maniche erano comunque lunghe e la gonna era persino più corta, arricciata. L'abito era ancora più aderente. ll fatto che avesse il collo alto si sposava però meglio con la sua figura e il fatto che fosse più aderente dava un effetto più naturale. Nonostante questo, Lyssara scosse la testa di nuovo, lanciandolo a terra vicino all'altro. La gonna era davvero troppo corta. Il terzo era diverso dai primi due ed aveva un grande vantaggio: era color verde foresta. Lyssara adorava il verde. Tuttavia, dopo averlo indossato, decise che non era quello giusto. Era meno scollato del primo, ma era comunque fatto per mettere enfasi sul seno e il suo fisico non riempiva bene quella scollatura. Anch'esso aveva le maniche lunghe, proprio come gli altri. Era però meno aderente, rendendolo uno dei più sobri.La gonna era ancora troppo corta e la sua forma metteva Lyssara in imbarazzo. Era perpendicolare invece che dritta, formando una specie di spacco e rendendo la gonna ancora più corta alla vista. Lo tolse e lo lanciò a terra, insieme agli altri. Lyssara sospirò: era rimasto soltanto un vestito da provare. Quando si vide riflessa dopo averlo indossato, sorrise. Sembrava che avesse trovato un vincitore. Aveva un'aria meno urbana e provocante rispetto agli altri. Era un tubino nero dallo scollo dritto, aderente e caratterizzato da pieghe orizzontali appena accennate, dalle lunghe maniche a palloncino. La gonna era comunque troppo corta per i suoi gusti, per il momento poteva andare. Inoltre, il colore nero era perfetto per camuffare il fatto che l'abito le stesse un po' largo. Era quasi pronta per uscire, quando, avvicinandosi all'armadio per chiuderlo, notò una scatola nella parte inferiore, sotto i vestiti. La scatola era grande, color crema e sopra era stampato... un serpente oro. Senza pensarci due volte, Lyssara mise la scatola sul letto (ormai libero) e la aprì. Qualcosa le diceva che il contenuto di quella scatola le sarebbe stato molto utile.Rimuovendo il coperchio, le si illuminarono gli occhi: il vestito piegato nella scatola sembrava essere stato creato apposta per lei. Lo estrasse, con un ghigno soddisfatto sul viso. Lo stese sul letto per esaminarlo meglio. L'abito era color verde foresta. Aveva uno stile fluido con effetto drappeggiato, impreziosito da un inserto stampato a serpente sul davanti, con tanto di squame dal contorno nero. Lo indossò, guardandosi allo specchio. Era a dir poco perfetto. Certo, lo scollo a V era un po' troppo profondo e la costante della gonna lunga fino a metà coscia rimaneva un problema. Lyssara decise di essere disposta ad ignorare il tessuto ancora più scadente degli altri e i problemi tecnici. Quel vestito le ricordava casa. Le ricordava la natura Ophirae che in qualche modo chi l'aveva catturata e portata lì le aveva rubato. Questo per lei era molto più importante del fatto che il vestito le stesse un po' largo e non aderente al massimo o che il taglio non valorizzasse al massimo la sua silhouette. Quel vestito rappresentava la sua personalità. Annesso al vestito c'era un mantello dorato che poggiava sulle spalle. Tornando a guardare nella scatola vide una cintura morbida e dorata con un motivo geometrico composto da una linea squadrata che creava una sorta di labirinto. La indossò e guardandosi, si accorse che in quel modo il vestito sottolineava meglio la sua vita esile, migliorando l'effetto generale che l'abito produceva sul suo corpo. C'erano anche dei sandali argentati con una chiusura complicata che si avvolgeva in cerchio attorno alla caviglia fino ad estendersi a poco sotto il ginocchio. Tornando alla scatola, trovò un copricapo dorato (anche se era evidente che non fosse oro vero) formato da un cerchietto come base con attaccata una costruzione fatta di vari serpenti attorcigliati tra loro, rivolta verso l'alto. Stava per chiudere la scatola quando si imbatté in qualcosa che la lasciò ancor più sbigottita. Si trattava di fogli bianchi con delle squame color smeraldo sopra, identiche a quelle che lei aveva persoGirò il foglio e lesse le istruzioni: bastava poggiare il foglio con la parte delle squame sulla pelle e passarci sopra una spugna bagnata per ottenere le squame. Lyssara lanciò il vestito nero che aveva indossato in precedenza davanti allo specchio come gli altri e si diresse verso il bagno. Applicò i fogli con le squame sulle guance, sulle tempie, sul mento e sul naso e vedendo il suo riflesso, si emozionò. Sembrava quasi la Lyssara di sempre. Spogliandosi aveva notato che anche le squame sul suo corpo erano sparite. Non c'erano abbastanza fogli per il resto del corpo, quindi le aggiunse soltanto sulle clavicole. Si guardò allo specchio con ritrovata spavalderia e una forte determinazione: il ritorno ad un aspetto quasi Ophirae le aveva dato la carica che le mancava ed era pronta ad andare fino in fondo a quel mistero, al fine di recuperare i propri tratti somatici e tornare a casa sua, nella Contea di Aspidion, al più presto. Non prima di aver punito chiunque l'avesse portata in quel posto con quelle creature dalla razza indefinita e che in qualche modo le aveva sottratto i suoi segni particolariScosse la testa: la punizione del colpevole sarebbe stata il gran finale. Adesso era ora di muovere il primo passo. Camminò fino alla porta color azzurro carta da zucchero, la spalancò con un rapido gesto che conteneva a malapena la sua premura, poi la richiuse.Una volta fuori, si guardò intorno. Il paesaggio era grigio e deprimente, quasi privo di vegetazione. Anche se, tutto sommato, non era così male. Era ordinato e pulito e gli edifici avevano un'architettura precisa e caratteristica. Nonostante questo, le fu ancora più chiaro che non si trovava né a Communia né a Secludor. Lei non aveva mai visitato le isole dei Fae. Sapeva comunque abbastanza da essere sicura che una terra appartenente a Elfi, Fate e Folletti non potesse essere priva di vegetazione. Per quanto riguardava Communia, le foreste circondavano ogni singola città di ogni singolo Stato membro della coalizione. Dalle finestre si potevano vedere alberi maestosi, sempreverdi e meravigliosi fiori di ogni colore esistente. I sentieri erano fatti di marmo colorato e non di... qualsiasi fosse il nome di quel materiale duro e grigiastro di cui era fatta la strada che stava percorrendo. Sospirò. La città stessa sembrava esserle ostile. Strane vetture dotate di ruote, dall'aria antiquata, le sfrecciavano accanto producendo un disgustoso fumo puzzolente. Le persone erano vestite in modo inusuale. A Communia persino la plebe si sforzava di essere elegante e presentabile. Gli esponenti di questa razza mai vista, invece, sembravano smunti e impersonali quasi quanto la loro città. Strinse i pugni. Ciò che stava vedendo non cambiava nulla. Anzi: era un ulteriore incentivo per andare in fondo alla faccenda e tornare nella sua meravigliosa contea piena di marmo, fiori e persone vestite a modo, che le portavano rispetto e non l'avrebbero mai scambiata per qualcun altro, soprattutto non per una lavoratrice subordinata con orribili vestiti monocromatici che viveva in una casa tanto piccola che avrebbe fatto venire la claustrofobia ad un follettoAccelerò il passo. Il momento di osservare era finito. Ora, bisognava agire. Era una delle prime lezioni che aveva imparato durante il tirocinio come Futura Leader eletta dai civili della Contea di Aspidion. Ogni operazione politica doveva seguire una certa struttura, composta da vari passaggi. Il primo era il più noioso e difficile per una persona dal carattere al contempo pratico ed esplosivo come Lyssara e anche uno dei più importanti. L'osservazione doveva essere accurata ed approfondita. Bisognava assorbire ogni dettaglio che potesse essere utile e imprimerlo a fuoco nella propria mente. Il secondo passo era l'analisi. Una volta raccolti tutti i dettagli che potevano essere utili bisognava farsi un'idea della situazione che fosse il più chiara ed accurata possibile. Poi c'era il terzo passo, l'ipotesi. L'ipotesi doveva essere abbastanza vicina alla verità, basandosi non solo sull'analisi di ogni dettaglio e sulla conseguente ipotesi,bensì su una combinazione delle due cose. Lyssara aveva già superato quelle tre fasi. Aveva osservato, analizzato e scelto l'ipotesi più realistica in base alle informazioni a sua disposizione. Il passo successivo era l'azione. Ovvero decidere quale fosse la cosa migliore da fare in base all'ipotesi generata. Sentiva ancora la voce di Draven nella sua mente, calma e autoritaria al contempo. "Nel momento dell'azione bisogna soltanto agire. Hai già osservato e analizzato abbastanza. Perché i primi tre passi abbiano senso, non bisogna indugiare nel quarto" questo le diceva suo padre ogni qualvolta lei finisse per dubitare della sua ipotesi entrando in un loop che la spingeva a osservare, analizzare e ipotizzare ancora e ancora, facendole perdere del tempo prezioso che avrebbe potuto usare per camminare verso la soluzione. Proprio ciò che stava facendo in quel momento. Non l'avrebbe mai ammesso. Di fatto , quel posto inquietante e i suoi lugubri abitanti le mettevano una soggezione terribile.

Sbuffò, aumentando il passo.Non era l'ora di osservare né di analizzare né di ipotizzare, né tantomeno di farsi affogare dalle proprie emozioni. Era il tempo di agire. Alzò la testa di scatto. Mentre continuava a camminare con fare determinato, decise che alla prossima creatura dalla razza indefinita che avesse incontrato, avrebbe chiesto ciò che voleva sapere. Dopo aver fatto qualche altro passo, si trovò davanti una creatura, una femmina. Anche lei, come la Signora che aveva suonato alla porta per infastidirla, aveva varie caratteristiche di razze diverse, che cozzavano tra loro. La sua struttura facciale era un compromesso tra quella delle Elfe e quella delle fate. Il viso era armonioso ed era al contempo ben definito e dolce. Gli occhi erano abbastanza grandi, azzurri. Lyssara storse il naso. Soltanto i Symbiontii avevano gli occhi azzurri. Eppure avevano anche la pelle gialla. La creatura femmina invece aveva la pelle bianca. Bianca come quella di alcuni Elfi, la cui caratteristica era avere sempre capelli neri, in opposizione agli Elfi dalla pelle color ebano, i quali avevano sempre i capelli bianchi. Il naso era dritto e gradevole, dalla punta arrotondata. Le labbra erano sottili e i capelli erano lunghi, boccolosi e sciolti, lunghi fino alle spalle, di un colore misto: la base era biondo cenere, illuminata da alcuni riflessi più dorati. La ragazza indossava uno strano accessorio, proprio davanti agli occhi. Era composto da due piccoli rettangoli blu sorretti da delle aste dello stesso colore che poggiavano dietro alle orecchie. All'interno dei rettangoli c'era un altro piccolo rettangolo trasparente, fatto di vetro. Sembrava molto giovane ed era abbastanza magra, con un seno sviluppato che non si sposava bene con i fianchi da bambina e le gambe secche e dritte. Indossava una maglia rossa dalle maniche lunghe e un leggero scollo a V, abbottonato quasi fino al collo e degli strani pantaloni color blu scuro. Le scarpe erano altrettanto peculiari, bianche e dotate di lacci. La creatura femmina era molto alta per quella che sembrava essere la sua giovane età, molto più di lei. Stava leccando due palline colorate poste su un biscotto a forma di cono e guardava Lyssara come se fosse un fantasma. Lyssara non si fece intimidire. "Tu!" esclamò, puntandole il dito contro e facendo un passo verso di lei. La creatura indietreggiò, troppo sconvolta per parlare. "Io?..." aveva mormorato poi, smettendo di leccare le palline colorate. "Sì, tu. Devi darmi delle risposte" ribatté Lyssara con decisione. "Che... che tipo di risposte?" sussurrò la creatura femmina, con gli occhi ancora più sgranati e spaventati di prima. "A quale razza appartieni? Dove ci troviamo?" incalzò Lyssara. La ragazza aggrottò le sopracciglia. Ora sembrava confusa. "A-ppartengo alla razza uma...." balbettò poi. In quel momento dall'edificio di fronte a loro uscì una donna più bassa dalla corporatura robusta, che condivideva i lineamenti e il colore di capelli della ragazzina. "Lei chi è? Non si vergogna? Mia figlia ha solo tredici anni ed è terrorizzata. Se ne vada, prima che chiami la polizia" inveì la donna, diretta a Lyssara. Questa volta fu lei a sgranare gli occhi. Come osava quella plebea parlare a lei in quel modo? Strinse i pugni. Avrebbe voluto morderla e iniettarle il suo veleno, solo per vederla perire sotto gli occhi di quella che con tutta probabilità era sua figlia. La sua parte razionale sapeva che non se lo poteva permettere. Tanto per cominciare non aveva più né la lingua biforcuta né i canini da serpente. Ed anche se non ci aveva dato troppo peso, l'ipnosi sulla Signora fastidiosa non aveva funzionato. Se avesse funzionato, la signora non avrebbe potuto controbattere. Se ne sarebbe andata e basta. Invece aveva risposto prima di andarsene. Ciò dimostrava che se n'era andata di sua volontà. Inoltre non era saggio attirare attenzione negativa prima di capire cosa le stesse succedendo. Ridusse i suoi occhi a due fessure, fulminando la donna con lo sguardo e sussurrando con la voce più minacciosa e fredda che le riuscisse: "Consideralo il tuo giorno fortunato, feccia", lasciando la Signora attonita. Tornò sulla strada, camminando ancora più veloce. Doveva trovare altre creature che potessero rispondere alle sue domande. Provò ad approcciare tutte le creature che le si paravano davanti, senza risultati. Nessuna di queste era ferma come la ragazzina di poco prima. Stavano tutti camminando, proprio come lei. Per qualche motivo che Lyssara non capiva, non appena la vedevano avvicinarsi aumentavano il passo, ignorandola, anche quando lei li chiamava a gran voce. Non si arrese. Non se lo poteva permettere.Arrivata alla fine della strada girò a sinistra e vide qualcosa che fece sentire meglio il suo cuore. Si trattava di una specie di grande giardino pieno di piante, contenuto da un cancello e da mura di cinta non molto alte. Dopo una veloce occhiata, Lyssara si rese conto che il colore del fogliame degli alberi era anomalo. Non era verde e in fiore come quello delle foreste di Communia. Era arancio, marrone-rossiccio e giallo in base alla pianta. Certo la vegetazione (così come il resto) lasciava molto a desiderare. Se non altro, in quel piccolo spiazzo era presente. Una volta entrata seguì la strada di ciottoli, ricoperta da un tappeto di foglie secche cadute dagli alberi che scricchiolavano sotto i suoi piedi. Ai suoi lati c'erano vasti prati deserti, se non fosse stato per qualche corvo comune che cercava insetti nel fogliame sottostante alle piante. Dopo qualche minuto arrivò a quella che sembrava la fine del grande giardino. Il pavimento era diverso, più morbido e colorato, ed erano presenti strutture in miniatura che avevano l'aria di giochi per bambini.Le creature presenti erano davvero poche. Si avvicinò a loro con passo deciso. Una signora che indossava un cappotto marrone la vide arrivare e prese la sua bimba in braccio, allontanandosi con rapidità. Due bambini dal viso identico, dai capelli castani di lunghezza media, giocavano tra loro. Uno dei due doveva essere una femmina, l'altro un maschio. Anche loro indossavano cappotti pesanti e berretti di lana. Lyssara capì che parlare con loro non avrebbe avuto alcun senso: erano troppo presi dall'euforia del gioco. Come aveva appena visto, parlare con i bambini poteva attirare adulti ostili e non era di questo che aveva bisognoPoco dopo, individuò una creatura che poteva fare al caso suo. Si mise a camminare nella sua direzione, sollevata. In quel momento si accorse che aveva freddo. Molto freddo. Un brivido incontrollabile scosse la sua schiena, mentre i denti iniziarono a battere fra loro. Nello spazio aperto del grande giardino il vento sembrava molto più intenso, freddo e tagliente. Cercò di muovere le proprie dita, così intorpidite che quasi non le sentiva più. Per un momento si strinse il petto con le braccia, piegando la schiena. Poi si rese conto di essere osservata. La creatura che aveva puntato la stava guardando con fare curioso, la testa inclinata di lato. Non poteva permettersi di sembrare debole. Quella creatura doveva rispondere alle sue domande, altrimenti avrebbe preso tutto quel freddo per niente. Si costrinse ad allontanare le braccia dal petto, raddrizzando la schiena di colpo e avanzando di nuovo, cercando di rendere il tremore del suo corpo il meno violento possibile. Una volta giunta davanti alla creatura, ne esaminò il viso con estrema attenzione. Nel momento in cui poggiò i suoi occhi indagatori su di essa, Lyssara capì che era diversa dalle altre. Non tanto per i suoi lineamenti, abbastanza simili a quelli delle creature incontrate fino a quel momento. Grandi occhi azzurri, naso dritto e appuntito, labbra sottili con una leggera forma a cuore. Lunghi capelli bianchi animati da onde così sottili da essere quasi impercettibili, carnagione pallida e una figura straordinariamente esile, quasi più longilinea della sua. In quanto all'altezza, non le era dato saperlo. Il ragazzo era infatti seduto su una strana sedia assicurata tramite delle catene a una struttura in ferro giallo composta da due pali verticali e uno orizzontale. La sedia era arancione e aveva la forma di un animale con quattro zampe rotonde e due orecchie della stessa forma sulla testa. La creatura oscillava avanti e indietro con deliberata lentezza e la sedia si muoveva con essa. Questa volta ebbe difficoltà a capire se si trattasse di un maschio oppure di una femmina.Aveva una bellezza eterea, delicata ed intensa, difficile da collocare. Anche se i vestiti avevano un taglio maschile, il dubbio le rimase. Esaminando il suo abbigliamento, Lyssara si sentì sollevata. Al contrario di tutte le altre, quella creatura aveva uno stile originale e molto elegante. Indossava una sorta di camicia dotata di maniche lunghe a palloncino, nere. Un bordo in pizzo impreziosiva l'orlo, avvolgendo i polsi della creatura alla perfezione. La parte di mezzo era composta da un panciotto decorato da bottoni argento. La base era nera, abbellita da ghirigori astratti che ricordavano dei rampicanti stilizzati, color blu notte. Anche il colletto era messo in risalto da del pizzo nero. Nella parte situata tra la fine del collo e l'inizio del petto era presente un fiocco nero. Aveva anelli di vario tipo su ogni dito di entrambe le mani. I pantaloni erano più semplici rispetto al sopra, pur mantenendo un non so che di elegante e fuori dal tempo. Erano neri e stretti. Ai piedi portava degli stivali in pelle con la suola rialzata, anch'essi di colore nero. La creatura aveva in bocca una specie di piccolo bastone morbido e bianco, acceso alla fine. Produceva del fumo e la creatura lo inspirava per poi allontanarlo dalla bocca in modo tale da far uscire il fumo. I suoi occhi non avevano lasciato Lyssara per un minuto. Quando i loro sguardi si incrociarono, il cuore di Lyssara ebbe un tuffo. In quel momento seppe che, come lei aveva analizzato la creatura, la creatura aveva analizzato lei, con altrettanto interesse e altrettanta morbosità. Ci fu un momento di silenzio, poi la creatura si mise a ridere. "Ti piace quello che vedi, tesorino?" esclamò poi con non poco sarcasmo. Lyssara alzò gli occhi al cielo. Ora che aveva visto quel sorrisetto compiaciuto e dopo aver sentito la sua voce, ebbe conferma che si trattasse di un maschio. "Non ho tempo per queste sciocchezze, strana creatura" lo liquidò. "Io ho bisogno di risposte" concluse con fare duro e quasi minaccioso, non spostando lo sguardo dai suoi occhi. La creatura parve perplessa per qualche secondo, poi si strinse nelle spalle e tornò al suo bastoncino produci-fumo. Poi, a scoppio ritardato, aggiunse con noncuranza: "D'accordo, donna serpente. Risponderò alle tue domande, a patto che tu rispetti le mie condizioni". Lyssara sgranò gli occhi, sentendo il sangue bollire nelle vene ancora una volta. Che razza di problemi avevano quelle creature scellerate con l'educazione e il rispetto degli altri? Ciononostante, non poteva permettersi di mandarlo al diavolo. Aveva bisogno di lui ed era l'unico che non si fosse spaventato nel vederla e che non l'avesse evitata. "Che tipo di condizioni?" chiese dunque, cauta. Lui prese ancora due tiri dal suo bastoncino, poi rispose: "Prima di tutto, mettiti quello", indicando una giacca nera poggiata sulla sedia dondolante vicino alla sua. "Se vai avanti così collasserai a terra prima che io possa darti le risposte che cerchi" proseguì. Lyssara esitò. Un sibilo infastidito si alzò dalle sue labbra quando si rese conto che aveva ragione. Il freddo si faceva sempre più pungente. Non avrebbe resistito a lungo. Annuì contrariata, raccogliendo la giacca e indossandola. Il tessuto era delicato, di fattura abbastanza pregiata. Si trattava di una giacca a doppio petto con due file parallele di bottoni argento e una cintura sulla vita. Il calore avvolse il corpo di Lyssara come una barriera di protezione e la ragazza si lasciò sfuggire un gemito di sollievo che strappò un sorriso a lui. "Ben fatto. La seconda ed ultima condizione è che tu dondoli insieme a me" asserì, indicando con la mano la sedia dondolante vicino alla sua. "Non ci penso nemmeno. Sembra stupido e infantile" replicò Lyssara, storcendo il naso. "In questo caso puoi anche andartene. Puoi tenere la giacca, ma io non risponderò a nessuna domanda" ribatté lui con determinazione. Gli occhi di Lyssara si ridussero a due fessure mentre si sedeva con riluttanza sulla sedia dondolante che lui aveva indicato. "Non guardarmi così. Mi sembri tesa. Sembra strano, ma in realtà dondolare sull'altalena è molto rilassante. Credo che tu ne abbia bisogno" incalzò lui. Lyssara sospirò. Sembrava davvero bravo a leggere le persone, quasi quanto lei. Un'ondata di rispetto le riempì il petto.A scapito di ciò, non disse nulla per informarlo di questo. Non era lì per fare amicizia. Era uscita per fare chiarezza sulla situazione."Come vuoi. Io non sono qui per giocare. Sono qui per avere risposte" commentò Lyssara, sulla difensivaIl ragazzo sospirò, quasi deluso dalla sua freddezza. Il sorrisetto scaltro di poco prima svanì dal suo viso. "Va bene. Cosa ti serve sapere?" mormorò rassegnato .Questa volta fu Lyssara a sorridere con fare vittorioso."A quale razza appartieni?" domandò Lyssara. Il ragazzo inclinò di nuovo la testa, colto di sorpresa. "Io sono un essere umano" rispose dunque. "E quali sono le vostre caratteristiche? Colori dei capelli, della pelle, degli occhi? Quali poteri avete?" incalzò Lyssara. "Woah, rallenta" disse il ragazzo, mentre il fantasma di un sorriso apparve sul suo volto.



(Questa è la prima metà dell'ultima scena del capitolo. Dunque, il pezzo successivo che verrà pubblicato dovrebbe essere l'ultimo. Lo pubblicherò tra almeno 48 ore. -Il mio account mi impone limite di 5000 e pubblicazione ogni 48 ore-.  Vi ringrazio per la pazienza). 

The Mourning Crown I-Skinbound Cap 2 Parte 3 testo di Marta De Nile
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